APPUNTI DELLO SGUARDO

Riccardo Bargellini, Pergine Spettacolo Aperto 2010
Riccardo Bargellini, Pergine Spettacolo Aperto 2010
Riccardo Bargellini, Sentirsi una merda 2009. Legno dipinto ad olio
Riccardo Bargellini, Sentirsi una merda 2009. Legno dipinto ad olio

Il lavoro di Riccardo Bargellini nasce da un’idea sviluppatasi nel 1990 che consisteva nella creazione di tre sculture rappresentative di sé e dei sentimenti prevalenti del suo vivere con gli altri: Fare quadrato, Pecora nera e Sentirsi una merda. E’ interessante oggi nel "Cantieri Mutanti - Pergine Spettacolo Aperto 2010", dare vita ad un lavoro che negli anni mantiene una stabilità e, allo stesso tempo, un’evoluzione sia dell’artista stesso che della sua visione artistica. L’uso figurativo delle sculture segue una forma autoritrattistica che si genera dalla rappresentazione della percezione di sé, scoperta anche attraverso lo stesso sguardo, visto o immaginato, degli altri. L’identità è un costrutto che rimanda al concetto di pluralità, facendo riferimento alla relazione con il mondo circostante, anche quando gli altri di sentono assenti o diversi. La Pecora nera e Il Sentirsi una merda esprimono proprio questa relazione di distanza dalla normalità, intesa come norma regolatrice di una “merda umana”, che genera un sentimento di solitudine, ma anche un vissuto di custodia della propria unicità. La distanza percepita come una mancanza, tuttavia, è generatrice anche del desiderio di scoprirsi e scoprire chi è affine a sé. Da qui nasce la scultura Fare quadrato, prevalente nella sua posizione centrale rispetto alle altre, come circoscrizione di sé in uno spazio protettivo che non si chiude alle certezze, anzi nella rottura delle sue angolature scopre l’ispirazione dell’irregolarità. Dalla scelta di queste sculture, che mutano nel colore in riferimento agli stati d’animo, mantenendo il denominatore comune della giacca e cravatta nere, simbolo di uno status professionale dell’artista negli anni ’89 e ’90, si intravede l’aspirazione ad un’arte diversa. L’evoluzione di questo lavoro nel festival di Pergine consisterà nel circondare le statue con dei disegni, compiuti come appunti del proprio sguardo, titolo del progetto, su cui potranno essere anche riportate delle parole evocatrici di significati multipli e diversi. Ogni appunto verrà preso in giorni e con colori differenti in riferimento alla relazione dell’artista con tre temi, ritenuti da lui fondamentali nel suo soggiorno a Pergine. Con il colore nero rappresenterà la visione del castello che domina la città ancorata ad una storia di fatti accaduti e appartenenti all’immaginario, per decostruzione storica esercitata dal presente; con il colore rosso riprodurrà la contaminazione culturale che scaturirà dal suo vivere in un luogo di creazione ed espressione; infine con l’argento traccerà l’incontro con le persone avvenuto nei luoghi comuni della città. La fase ultima del progetto consisterà nel coinvolgere l’attrice Vanessa Orlandini che darà parola, con la recitazione, al lavoro effettuato, ma anche agli spazi dell’ex ospedale psichiatrico di Pergine. Sarà proprio dalla reclusione del passato di questi luoghi che scaturirà il respiro della libertà espressiva del vivere diverso. Unica voce cercata e scoperta da questo lavoro.

 

Cinzia Canneri