ESSERE SEGNO

Il segno grafico degli artisti irregolari del Mad Musée di Liegi viene riprodotto e riportato come tatuaggio su corpi diversi, fotografati da Riccardo Bargellini per una performance artistica. Le incisioni imperfette sulla pelle negli ambienti marginali, a differenza di quelli convenzionali, si legano all’estem-poraneità dell’esperienza e non riportano un significato estetico. I corpi scelti sono stati quelli di due donne, di due manichini e di un artista irregolare: su ognuno di loro è stato dipinto un disegno outsider per richiamare evocazioni diverse. Le due donne, su una viene riportato un segno simmetrico e sull’altra un segno asimmetrico, simboleggiano l’uso del corpo femminile come merce estetica, che viene offerto ad un’azione creativa. Su questi corpi si depositano le immagini degli artisti irregolari che deformano la sensualità in ironia per un gioco quasi infantile, non privo di desiderio anche sessuale, ma svincolato da ogni potere di dominio. I manichini, al contrario, con il loro essere inanimati si prestano all’uso incondizionato, ma il segno su questi corpi assume una plasticità scultorea senza relazione con la vita. Un corpo perfetto, anche quando non è di un manichino, può facilmente generare un sentimento di solitudine. Riccardo Sevieri, infatti, artista irregolare, su cui viene “inciso” un suo disegno e che indossa la maschera ricostruita da questo stesso tatuaggio, è il corpo della creazione di sé.


 Il segno marca un punto di confine tra un reale e un immaginario permettendo di unire due dimensioni diverse. L’immagine ha un potere sulla parola e il disegno dell’artista outsider lo ha sulla realtà. L’arte unisce, come un segno, vite socialmente separate.

Franco Bellucci (I) 3, Guido Boni (I) 4, Véronique Bovet (CH) 4, Klaus Compagnie (B) 3, Giampaolo Coresi (I) 4, Pierluigi Cortesia (I) 3, Alain Delaunay (B) 4, Serge Delaunay (B) 3, Yves Fleuri (F) 2, Giga (I) 3, Giacomo Martinetti (I) 3, Jean-Marie Heyligen (B) 4, Philippe Langen (B) 4, Alessandra Michelangelo (I) 2, Albert Mouhadeb (RL) 3, Jean-Jacques Oost (B) 4, Marinella Parente (I) 3, Marilena Pelosi (F) 4, Marco Raugei (I) 4, Manuela Sagona (I) 2 -3, Alida Schapp (NL) 4, Harald Schulth (D) 2, Riccardo Sevieri (I) 1-2-3, Bruno Soxhlet (B) (3), Claudio Ulivieri (I) 4.

APRITE A CHI BUSSA 

omaggio poetico di Alberta Bigagli

I

Un volatile dal grosso becco
la cresta e le ali ma
lo sguardo mite rinunciatario.
La stella nera e pesante
che lancia in aria faticosamente
spicchi di luna chiara.
Grande tegame al centro
come un capo stregone.
I baffi hanno la forza
di una doppia frusta.
Gli lasciano un buco per vedere
e in basso un buco per parlare.
Si finisce con una medaglia
per il reo medievale Bargericca
e la sua foto dai denti
sinceramente assassini
ma una bonaria ironia nascosta.
Un filo passa dunque fra la bestia
e il cielo la civiltà del villaggio
e quella dei centri sociali.
S’è formato un intreccio felice
che non potrà venire reciso.

II
Una griglia una grata e
corpi di femmina da noi divisi.
Cerchi e balocchi-macchinine
poi un viso qualunque e
un calciatore canino.
Coppia cinese e stelle grasse.
Una tigre incinta e impudica.
Poi una donna ancor bella
ma erano sei anni fa.
Questa volta io lo vedo
s’è fatto celere il ritmo
ma l’ospite mio
che sosti presso di me.

III
Ecco il sesso e le feci
annunciati da un viso-foglia
e serpenti di sguardo innocente.
Code in aria ed il superuomo
fra noi di notte invadente.
Sole fra nuvole ed una porta
forse del mondo miceneo.
A fianco ancora una tigre
lei come il tempo invincibile.
Si diceva il sesso. Sicuro e affidato
a sgradevoli uomini della potenza.
 Animali giocati fra l’acqua e il ramo.
Sono pesci o  uccelli?
E’ uomo sonnacchioso o gatto?
La poesia rimane rifugio infinito.

IV
Infine noi ci incontriamo
passando per un sole sciatto
davanti a un crocefisso adolescente
fissato a un legno parete
fra i fiori in disegno e reali.
Ha le mammelle di sua madre.
Il sole ora stupito ingrandisce.
La geometria prende la mano
dell’uomo ancora bambino.
Motivi tondi e facili
ridotti alle note bianca e nera.
Il sesso si è fatto insicuro
e la debolezza d’amore
emana dalla mente incerta.

DONNA PER UN GIORNO

"Donna per un giorno" è un progetto artistico realizzato nel  2011 da Nilvana Chiti in collaborazione con Riccardo Bargellini e Clara Rota. “Donna per un giorno” è composto da sette piccoli ritratti di donne, una per ogni giorno della settimana. Come una sorta di metafora del lavoro stesso, Nilvana esprime la sua forza espressiva seguendo i suoi stati d’animo quotidiani, questo la porta da Riccardo al quale chiede di disegnare con pochi segni guida, il volto che in quel momento lei esprime. 
I tratti disegnati tra le mani dell’autrice, supportata da Clara Rota, si colorano delle tinte del suo stato d’animo, ricamando stoffe leggerissime che creano trasparenze e impercettibili volumi.